Recensione: "Il seggio vacante" di J. K. Rowling

agosto 05, 2017

Buongiorno Lettori! Come state? Oggi torno a parlarvi di una delle mie -ma probabilmente anche delle vostre- scrittrici preferite in assoluto. Non leggevo un romanzo di J. K. Rowling da almeno un paio d'anni e solo ora, a distanza di 553 pagine, mi rendo conto di quanto mi siano mancate le sue storie, i suoi personaggi, e il suo stile inconfondibile.




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Autore: J. K. Rowling
Casa editrice: Salani
Pagine: 553
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Valutazione finale: ☆☆☆☆☆

 A chi la visitasse per la prima volta, Pagford apparirebbe come un’idilliaca cittadina inglese. Un gioiello incastonato tra verdi colline, con un’antica abbazia, una piazza lastricata di ciottoli, case eleganti e prati ordinatamente falciati. Ma sotto lo smalto perfetto di questo villaggio di provincia si nascondono ipocrisia, rancori e tradimenti. Tutti a Pagford, dietro le tende ben tirate delle loro case, sembrano aver intrapreso una guerra personale e universale: figli contro genitori, mogli contro mariti, benestanti contro emarginati. La morte di Barry Fairbrother, il consigliere più amato e odiato della città, porta alla luce il vero cuore di Pagford e dei suoi abitanti: la lotta per il suo posto all’interno dell’amministrazione locale è un terremoto che sbriciola le fondamenta, che rimescola divisioni e alleanze. Eppure, dalla crisi totale, dalla distruzione di certezze e valori, ecco emergere una verità spiazzante, ironica, purificatrice: che la vita è imprevedibile e spietata, e affrontarla con coraggio è l’unico modo per non farsi travolgere, oltre che dalle sue tragedie, anche dal ridicolo. J.K. Rowling firma un romanzo forte e disarmante sulla società contemporanea, una commedia aspra e commovente sulla nozione di impegno e responsabilità. In questo libro di conflitti generazionali e riscatti le trame si intrecciano in modo magistrale e i personaggi rimangono impressi come un marchio a fuoco. Farà arrabbiare, farà piangere, farà ridere, ma non si potrà distoglierne lo sguardo, perché Pagford, con tutte le sue contraddizioni e le sue bassezze, è una realtà così vicina, così conosciuta, da non lasciare nessuno indifferente.


Recensione:
Come vi avevo accennato con il post di ritorno sul Blog (I'm back baby!), Il seggio vacante ha avuto un tocco magico su di me: ha fatto rinascere, più forte che mai, la voglia di leggere e, sopratutto, quella di scrivere. Sin dalle prime pagine ho ritrovato quella necessità pressante di buttar giù una recensione colma di sentimenti ed impressioni, quasi come se questi mesi di lontananza dalla blogsfera non fossero mai esistiti.
Questo meraviglioso romanzo ha, insomma, risvegliato quell'istinto primordiale di condivisione che ogni lettore custodisce nel proprio cuore e che, questa volta, si è rivelato talmente forte da non permettermi di pensarci troppo su. 
Concluso il primo capitolo, infatti, ho riposto il libro sul comodino, ho preso il computer e mi sono subito rimessa all'opera per rispolverare il piccolo spazio virtuale che ho creato diversi mesi fa.

Lo stile di J. K. Rowling è forse, tutto sommato, ciò che più mi è mancato dei suoi romanzi e, anche se ho iniziato a spulciare le prime pagine del libro con una sensazione di  timore misto a trepidazione (avevo davvero paura di non poter ritrovare, durante questa lettura, la stessa scrittrice che ha reso la mia infanzia meravigliosa e, allo stesso tempo, ero entusiasta all'idea di poterla eventualmente riscontrare con una storia tutta nuova) i miei dubbi si sono subito acquietati, lasciando un più largo spazio alla mia esaltazione/gioia. 

La scrittura, infatti, è come sempre scorrevole anche se sicuramente più matura e adatta ad una storia pensata per degli adulti, rispetto alla famosissima saga di Harry Potter; lo stile della Rowling, che non incontravo da quasi cinque anni, mi ha stupita e piacevolemente sorpresa; probabilmente la tecnica narrativa dell'autrice non si è modificata eccessivamente nel corso di questi anni, dato che riprendendo in mano un suo manoscritto -e quindi inevitabilmente ripensando alla storia del maghetto più amato del mondo- ho cominciato a ricordare alcune strategie narrative che sono state sicuramente utilizzate sia ne Il seggio vacante che nei suoi lavori precedenti (anche se forse in misura minore); ma si è trattato di una riflessione che è emersa durante tutta la lettura, lentamente, prima in forma di dubbio e solo dopo di certezza, tanto che per i primi capitoli non ho potuto fare a meno di ammirare con una sensazione di stupore mista a meraviglia, l'utilizzo così particolare della focalizzazione interna. 
Si, perché, nella mia lunga carriera di lettrice, non penso di aver mai incontrato nessun altro autore che sia riuscito a passare dal punto di vista di un personaggio all'altro con una così magistrale apparente facilità; si tratta di una tecnica che, per quanto mi sembra di capire, dev'essere molto difficile da applicare, senza rischiare di rendere meno lineare o sensata la narrazione; ma in questo caso il testo non è affatto intaccato dalla scelta dell'autrice che, anzi, proprio per la sua buona riuscita ha dato un ulteriore tocco contraddistintivo al romanzo.

Non è un caso, infatti, che agli occhi del lettore non ci sia un personaggio che possa essere definito propriamente "secondario". Sono tutti protagonisti della propria storia; e le loro stesse vicende, sempre affrontate in base a molteplici fattori -la personalità, l'intelligenza, gli obbiettivi personali, gli avvenimenti passati, la situazione presente- sono qualcosa di affascinante, perché nel loro insieme vanno a costruire un quadro cittadino tanto realistico da sembrare tangibile, tanto verosimile da apparire (qualche volta) crudele.
Per quanto la descrizione del paesaggio di Pagford, città in cui si evolverà tutta la storia, sia descritto attraverso elementi che oserei definire persino onirici, infatti, non ho mai avuto la sensazione di leggere qualcosa di totalmente inventato, finto. Durante la lettura Pagford era vera, così come lo erano Krystal Weedon -una ragazza con alle spalle una famiglia problematica- Ciccio (Stuart) e il suo migliore amico Andrew, o la bella Gaia; così come lo era la lotta incessante che ha fatto seguito alla morte di Barry Fairbrother e alla conseguente liberazione del suo seggio (battaglia intorno alla quale si dipaneranno tutte le vicende personali dei personaggi).

Si tratta di un romanzo che mi ha coinvolta e commossa fino alla fine, rendendomi parte di un contesto nuovo ma apparentemente molto vicino. L'ho assaporato pagina dopo pagina, senza fretta, lasciando che la mia immaginazione assorbisse e rielaborasse tutti i suoi ingranaggi, rendendoli miei il più possibile. 
Non posso dire, quindi, che questo sia un libro che si divora nel giro di un paio di giorni; o meglio, non posso dire che secondo me andrebbe finito con la velocità della luce, come è capitato con altre storie, forse meno colme di dettagli e quotidianità e quindi più portate ad una lettura lampo. 
Quì, proprio come con Stephen King, abbiamo un tipo di scrittura e un'analisi psicologica e contestuale così puntigliosa e attenta, che non si avverte la necessità pressante di arrivare al capitolo successivo, di venire a conoscenza delle future decisioni e avventure dei personaggi con effetto immediato (per lo meno per i primi due terzi del libro) perché, nonostante la curiosità e l'affetto che accompagnano la lettura di ogni buon libro (e quindi anche di questo), dopo un solo capitolo il lettore può dirsi sazio e soddisfatto per diverse ore (nel mio caso, per tutto il giorno), come dopo un pranzo di natale che si costruisce su portate infinite e deliziose.

L'unico problema che ho riscontrato durante la lettura, ma che io non considero come un difetto vero e proprio, è collegato al numero dei protagonisti. Sono, in effetti, talmente tanti che inizialmente ho fatto molta fatica a distinguerli e ad inserirli in un determinato nucleo famigliare; tuttavia, si è trattato di una difficoltà momentanea, che già dal secondo-terzo capitolo va sfumando, lasciando lo spazio all'entusiasmo e alla partecipazione emotiva.

In conclusione, cari lettori, se avete voglia di un libro un po' diverso, maturo e mai banale, da poter affrontare a piccoli sorsi, Il seggio vacante fa sicuramente per voi!

Come sempre fatemi sapere se l'avete letto ed eventualmente che cosa ne pensate!
P.s: qualcuno ha visto la serie tv? Io sarei curiosa di iniziarla! 
 

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Benvenuto sul mio Blog!
Io mi chiamo Sonia, ho vent'anni e sono un'appassionata lettrice. Ho iniziato a divorare libri su libri tra la terza media e la prima superiore e, fatta eccezione per un paio di periodi piuttosto stressanti e colmi d'impegni, non ho più smesso. Il mio genere preferito in assoluto è il Fantasy, ma sono abbastanza eclettica dal punto di vista delle letture; l'unico genere che non sono in grado di apprezzare quasi mai è quello rosa ma, forse, migliorerò anche in questo.
Su questo mio piccolo angolino virtuale mi dedicherò a recensire romanzi letti, a consigliartene di nuovi tramite alcune rubriche e ad aggiorarti su eventuali novità in ambito letterario; quindi resta connesso e ci rileggiamo presto!

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